Di che cosa si tratta

Ancora una volta, la maggioranza di destra vuole introdurre nuovi privilegi per le grandi imprese, per centinaia di milioni di franchi. La conseguenza è ovvia: toccherà a noi pagare il conto. Con il referendum possiamo fermare insieme questo saccheggio.

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Sono le persone sbagliate a beneficiarne.

La tassa di bollo è versata soprattutto da grandi aziende e società finanziarie, che in Svizzera sono comunque già sottotassate. Ormai da decenni, le imposte per le imprese diminuiscono, mentre il reddito del lavoro è tassato sempre più pesantemente. Un ulteriore privilegio fiscale per le grandi imprese sarebbe assolutamente fuori luogo. Tantomeno nel contesto della crisi dovuta al coronavirus, durante la quale le grandi imprese hanno registrato utili miliardari, mentre centinaia di PMI hanno dovuto lottare per sopravvivere e milioni di lavoratori e lavoratrici sono stati messi in lavoro ridotto.

Saremo noi a pagare il conto delle perdite fiscali.

Se ogni anno mancano 250 milioni di franchi di gettito fiscale, le possibilità sono solo due: o qualcuno compensa il buco in cassa – e quindi saremo tutti confrontati a un aumento delle tasse sul reddito – oppure lo Stato taglia le prestazioni. In entrambi i casi, a pagare saranno prima di tutto e principalmente la classe media e la classe lavoratrice. Infatti, i tagli ai sussidi per la cassa malati o al servizio pubblico colpiscono soprattutto le persone a reddito medio-basso. Ancora peggio sarebbe se fossero abolite altre imposte, come intende fare la destra, e le perdite salirebbero a parecchi miliardi.

L’abolizione della tassa d’emissione sul capitale proprio è solo la punta dell’iceberg della tattica del salame architettata dai partiti borghesi.

Con la riforma III dell’imposizione delle imprese, le forze borghesi volevano favorire massicciamente le grandi imprese e gli azionisti. Ma alle urne hanno preso una batosta. E ora tornano all’attacco un pezzo per volta. L’abolizione della tassa d’emissione sul capitale proprio è la prima tappa. La seconda è già stata decisa dalla commissione competente, e anche la terza tappa è già in arrivo. Fattura totale: 2, 2 miliardi di franchi.

Le grandi imprese, specialmente nel settore finanziario, sono già sottotassate.

Contrariamente alla Francia o all’Italia, la Svizzera non riscuote tasse sulle transazioni finanziarie. In generale, i servizi finanziari sono esentati dall’imposta sul valore aggiunto e, contrariamente a Paesi come la Germania, la Svizzera non preleva imposte sugli utili da capitale. Grazie alla tassa di bollo, le grandi società finanziarie devono pagare almeno un minimo di imposte sulle loro operazioni. L’abolizione di questa tassa sarebbe un primo passo decisivo verso l’esonero completo dei servizi finanziari da ogni imposta, poiché la tassa di bollo è una sorta di compenso per l’ampia immunità fiscale di cui gode il settore finanziario.


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